2016 - 2019  Marco Cioffi

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Le opinioni della critica

La cinesi informale del Cioffi è decostruzione delle solide confezioni formali del reale ed esigenza sofferta ed istintuale della continuità al mondo, che è sottesa alle laceranti concrezioni sapienziali della convenzione. L'artista cerca la struttura primaria che connette l'espressione di vita: un modulo dinamico di tracce, che raccolgano l'esperienza comune. E' uno schema immaginativo protomentale, ove mente e natura si trovino in uno stato indifferenziato: per un segno archetipico che attinga ad una dimensione inconscia collettiva, che accomuni l'umano, a ricongiungere, nella sinestesia della propriocezione dell'essere, ogni divisione e alienazione intersoggettuale della sovrastruttura culturale del vivere sociale.

Fulvia Minetti, Presidente dell'Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea 

Un informale di grande pregio è quello presentato dal valido artista Cioffi, la cui interpretazione trova riscontro in una dirompente creatività pittorica. A metà strada tra il dripping di chiara derivazione pollockiana e una ricerca personale sull'arte informale, l'artista ci regala un'opera da interpretare, il cui mistero, celato tra la scelta cromatica e stilistica, dev'essere svelato all'astante attraverso un'analisi visiva del tutto personale. Quando si esprime con il dripping, Cioffi, esprime tutto il potere comunicativo dell'arte che diviene espressione e non rappresentazione. 

Paolo Levi, critico d'arte, giornalista

Per aver contribuito ad esaltare la bellezza nell'incontro e nel dialogo, nel segno della ricerca e dell'evoluzione. Il suo operato diviene ambasciatore di una visione che vede la cultura e l'arte come strumenti indispensabili attraverso cui far crescere la collettività. 

Sandro Serradifalco, critico d'arte, direttore della rivista Effetto Arte

Il fare artistico di Marco Cioffi si ricollega alla scuola di Pollock e dell’Espressionismo Astratto americano. La visione del mondo viene filtrata tramite un profondo processo di interiorizzazione: l’artista fa sua la complessità dell’esistere e la riversa sulla tela. Di qui la pratica profondamente gestuale che sta alla base delle opere di Marco Cioffi. Le emozioni e la spiritualità dell’artista si trasformano in un gesto pittorico dal quale scaturiscono composizioni complesse, così come è complesso l’Io umano e il suo relazionarsi con il mondo.  Sul piano formale tutto ciò vuol dire una straordinaria varietà di interventi sul supporto pittorico, in un continuo sovrapporsi di pennellate energiche, addensamenti materici, interventi più calligrafici e dripping emozionali. Il risultato viene gestito da Cioffi in un articolato equilibrio compositivo che vede come protagonisti i colori.  Le opere di Cioffi sono un continuo gioco di armonie e dissonanze che stimolano incessantemente la psiche dello spettatore.

VendereQuadri.it

Per la narrazione compositiva capace di esaltare l'essenza dell'opera stessa e instaurare un profondo dialogo con l'osservatore. La sua arte è frutto di un talento non comune dove si condensano riflessioni e sentimenti.

Premio Internazionale Arte Palermo 2018, motivazione critica

Cioffi su versi narra colore che suona ossimorico e ardito vivificato dalle “anime” degli animali morti a cui è dedicato il suo lavoro. Dall’istante e dal qui e ora ripetuto nell’azione dal vivo e dall’ascolto con il pubblico sembra eterna la sua figura anche quando non è più al centro della scena-altare.[...] nella performance del già citato Cioffi, che mescola poesia e pittura. Puntini di verde su parole solenni inflitte dalle voci femminili registrate e talvolta sembrerebbe in strani loop cronologici. Nel lavoro ricorrono parole come lame: “follia”, “sradicare”, “morte”, “sangue”, “violenta”, “mutismo”. Assonanza decisiva è quella di “vite vittime” dove a raddoppiarsi con la “t” è la visione della molteplice mattanza. Tutto piange e spaventa ma le grida restano “imbavagliate”. L’artista con gesti di antica sapienza orientale affonda il corpo nel barattolo di colore e sembra scomparire dentro la tela che diventa carne ferita “scarnificata”. Graffia con la palettina la scena-fondale riverso sul pavimento, in un requiem toccante e vivissimo dedicato agli animali vittime di mattanza da parte degli uomini.

Vincenza Di Vita, giornalista