2016 - 2019  Marco Cioffi

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Libri di poesia pubblicati

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Denuncia lucida, spietata e mai retorica, non solo di una condizione sociale di una parte dell’umanità, ma della sconfitta tragica del concetto di giustizia.

Premio Letterario Nazionale Teatro Aurelio - motivazione del premio, poesia “Il sale brucia” tratta da Agonie della civiltà.

DI VERSI ANIMALI. Sotto gli occhi distratti del mondo (Nuova edizione bilingue)

Nell'epoca della forbice sempre più ampia tra ricchi e poveri, delle migrazioni forzate, delle guerre senza quartiere, del disastro ecologico e della ferrea opposizione a qualsiasi volontà di autodeterminazione, in quest’epoca allucinata le “Urla sorde di un macello” portano alla ribalta un dolore fin qui ignorato ma che, prepotente, rivendica il proprio diritto all'utopismo ossia a quella pratica permeata di innocenza, disperazione, ingenuità e immaginazione ma non per questo meno degna di rispetto e legittimità. E che allora ci si spinga e si sia sempre più spinti ad agire sognando vallate traboccanti corpi animali uniti in alleanze in cui il soggetto ribelle è una massa informe di schiavi, una massa al cui interno l’umano si sia disciolto e reso indistinguibile dal resto delle membra in rivolta, una massa il cui violento e cieco incedere sia già cataclisma, una massa cosciente, finalmente, di essere “il cuore \ della nostra [ probabilmente ultima ] rivoluzione”.

Danilo Gatto, scrittore, attivista e poeta
 

POESIE EROTICHE SBATTUTE NERO SU BIANCO

Marco Cioffi rimuove il potere dal sesso e ne riscopre il puro, sereno e spensierato piacere.

Non solo ci mostra che il sesso non è una cosa sporca, ma ci dimostra che il sesso sporco è la cosa più pulita.

E non poteva che dircelo in versi liberi, che trovano il proprio ritmo dal loro stesso interno, evadendo dalle gabbie metriche tradizionali.

Passa in rassegna feticismi socialmente disapprovati o derisi, pratiche scandalose per la pubblica virtù, situazioni pornografiche, insomma tutto ciò che viene considerato sconveniente dalla morale comune. E ogni volta non si trova traccia di morbosità o prevaricazione: le parole di Marco Cioffi dipingono una sessualità che è gioia, allegria, armonia, rispetto, passione, pace, bellezza, dove più ci si immerge nello sporco, più ci si eleva nella poesia.

Claudio Reclus

Poesie erotiche – Sbattute nero su bianco non è una semplice raccolta di poesie d’amore con una connotazione erotica, ma un corpus versificatorio che parte dalla base di alcune esperienze per essere successivamente tradotte in poesia; strumento ideale nelle mani del poeta Marco Cioffi per delineare quello che è una sorta di trattato sull'erotismo nelle sue componenti più audaci, rivelando ciò che, nella maggior parte dei casi, viene taciuto a causa di false direttive perbeniste. L’opera di Marco Cioffi è un inno alla libertà del corpo, ai suoi umori, ai suoi aneliti, un vero e proprio inno alla primordialità, a quella fase primigenia che libera, parimenti, la parola dalla sua rigida gabbia semantica per ricongiungersi al furore di una sessualità che ritrova in essa l’origine del tutto.
Fabrizio Corselli, poeta

AGONIE DELLA CIVILTÀ'

Nelle parole di Marco Cioffi la lontananza di parvenze indifferenti, pervasive e spettatrici eppure vacue e impalpabili, sembra giacere come un’ombra schiacciata sul terreno, di contrappasso a una vitalità sofferente, che palpita e somatizza in quadri frattalici di esposizione, ricostruendo la tridimensionalità perduta. È però un continuo rimando di prospettive che ti rende vittima e carnefice. Così nei quadri di Tiziana Pers l’osservatore, abituato a seguire i tratti panoramici dell’esotismo animale, nell’algore voyeurista del sillegico, di colpo diviene baricentro speculativo, punto di convergenza di occhi interroganti o sorpresi, che lo sublimano in un’epifania che sfuoca a intendere un altrove. Le parole e le immagini si rincorrono così a flusso a trasmetterci la vertigine vitale dell’assenza.

Roberto Marchesini - etologo, filosofo e direttore di S.I.U.A. Istituto di Formazione Zooantropologica

Le parole di Marco Cioffi, poeta pellegrino - amante del viaggio come esperienza interiore ma anche dello stare, del mettere radici, della cura, del curarsi dell’altro - sono taglienti e insofferenti alle restrizioni. Dagli animali senza nome dell’industria alimentare, agli umani che non possono parlare, ai migranti senza più un’identità alle spalle e nessun abbraccio pronto ad accoglierli, la poesia di Marco si costruisce in questo spazio sospeso, prima che la sorpresa diventi sgomento e lo sgomento rinuncia. Una contenuta rabbia vitale attraversa le sue righe e traghetta i suoi pensieri da momenti di disperata letteratura a slogan poetici per un’azione che verrà.

Si avverte un crescendo nel libro, quando dalle storie degli umani si passa a quelle degli animali nonumani, storie che l’autore conosce bene e profondamente. Le lamiere che accompagnano i corpi dei migranti, facendo loro da scudo contro le intemperie, sono in fondo le stesse macilente lamiere che riparano i corpi degli animali da allevamento, nel medesimo paesaggio liminale in cui transitano i camion che conducono gli animali al macello che “scivolando urlanti / crepano sulla solita lama sporca”. Le parole di Marco non sembrano scritte - anche se le vediamo sulla pagina: sembrano immagini - oppure suoni trattenuti dentro al corpo. La bellezza della poesia e della vita possono ricolonizzare un territorio.

Valentina Sonzogni, storica dell'arte

DI VERSI ANIMALI. SOTTO GLI OCCHI DISTRATTI DEL MONDO

Gli animali di Marco Cioffi ci chiedono di superare l'aberrante idea di tradizione che li vede relegati a oggetti strumentali per fini "umani, troppo umani". I loro versi ci chiedono di ribaltare le prospettive - la cultura non è un monolite ma è ciò che evolve assieme alla sensibilità di chi la pone in essere - e di farlo non domani, non altrove, ma qui ed ora per andare "dentro al cuore della nostra rivoluzione".

Eleonora Adorni - antropologa

I “di versi animali” di Marco Cioffi la poesia, infatti, non la racchiudono nei fatti, ma nel suo personale sguardo, dolentissimo e disperante, che in nessun momento si sforza di trovare un significato altro negli animali offesi: li fissa, anzi, nella loro corporeità, nei muscoli e nei nervi feriti e sanguinanti, che lo spirito lo accartocciano se mai, perché tutto riducono allo sforzo estremo di sfuggirlo quel dolore, così ingiusto, totale, dilaniante: che morde la carne e annienta ogni bellezza. 

Annamaria Manzoni - psicologa e psicoterapeuta

La durezza, quasi onomatopeica, dello scrivere dell’autore - “il sangue reciso”, “scansano trepidanti corpi avariati”, “come catrame incandescente” - è volta a ripristinare un rapporto tra lingua e suoni del mondo - una specie di referenzialismo russelliano in chiave poetica: per richiamare l’attenzione sul crepuscolo di una tragedia, immensa, che oggi continua ad essere consumata con assoluta naturalezza [..]. 

La poesia, da sempre, è avanguardia: anticipo, visione, sguardo al domani. Ognuno dei versi di Marco, che non è suo ma “loro” - cioè di tutte le anime offese di questo mondo - è uno strumento di disobbedienza: la realtà, come l’esistenza che ne è parte, è fatta a strati.

Leonardo Caffo - filosofo